La Voce e l’Ombra – Cap.8

Ginevra

Ginevra, giugno 1986.
Il cielo sembrava sospeso. I rumori erano ovattati, come se anche la città sapesse che uno dei suoi ospiti stava per partire. Un esilio dolce, scelto. Borges non voleva morire a Buenos Aires. Non per rifiuto, ma per pudore.

“Voglio morire in una città discreta,” ti aveva detto. “Dove la morte sia solo un cambio di biblioteca.”

E tu glielo avevi promesso.
Come si promette a un padre. Come si giura a un figlio.

La stanza era spoglia, pulita. Un letto, una sedia, una finestra sempre chiusa perché la luce gli dava fastidio. Ma ogni mattina aprivi piano le tende per raccontargli il cielo. “Oggi è bianco, Borges. Come la pagina prima della prima parola.”
Lui sorrideva. “Il nulla non è poi così brutto, se lo dici tu.”

La sua voce si era fatta più fioca. I giorni si accorciavano. Passava ore nel dormiveglia, stringendo tra le dita un libro che non leggeva più. Ma quando eri lì, si rianimava.
“María… leggimi Dante. Il Canto dell’addio.”

Lo facevi. Senza tremare. La voce ferma, anche se il cuore vacillava.
“Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate.”
E poi: “L’amor che move il sole e l’altre stelle.”

Un giorno, mentre leggevi piano, si voltò.
“Tu sei stata la mia Beatrice,” disse.
Lo guardasti.
“No,” rispondesti. “Io sono stata Virgilio. Ti ho accompagnato. Tu hai visto molto più di me.”

E lì, in quell’ultimo scambio di parole, c’era tutto: l’amore e il rispetto, l’ironia e l’eternità.

Il giorno che morì non fu tragico. Fu lieve. Una dissolvenza. Stavi leggendo – una poesia di Yeats, forse, o un versetto del Libro di sabbia – e all’improvviso ti accorgesti che non respirava più. Non fece rumore. Nessun sussulto, nessun addio.
Solo silenzio.
Quello stesso silenzio che gli avevi imparato a leggere negli anni.

Gli chiudesti gli occhi, anche se erano chiusi da sempre. Gli sistemasti il colletto, come avevi fatto mille volte. E poi ti sedesti accanto, a finire la lettura.
Perché sapevi che avrebbe voluto sentire anche la fine.

Non chiamasti nessuno subito. Non c’era fretta. Nessuno lo avrebbe portato via senza che tu finissi il capitolo.

“Il Paradiso,” aveva detto una volta, “è una biblioteca in penombra, con una voce che legge per me.”

E tu eri quella voce.


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