Capitolo 5 di 5
L’alba dopo e tutti gli anni che vengono. Una domanda che non trova risposta.
Lastra romana in terracotta con una coppia sul carro, tradizionalmente identificata come Pelope e Ippodamia. Lui tiene le redini, lei sta dietro. I cavalli sono già oltre il bordo della lastra.
The Metropolitan Museum of Art, New York. Immagine CC0
Mi ha detto sì.
Sono arrivati un carro d’oro e dei cavalli che non si stancano — non si stancano mai, è proprio la loro caratteristica, gliel’ho vista addosso subito, quel modo di stare fermi senza spostare il peso da una zampa all’altra come fanno le bestie normali.
Poi c’è stata la corsa e non ho niente da raccontare della corsa.
Questo è il pezzo che nessuno vuole sentire quando mi chiedono. Vogliono la polvere, la ruota che tocca la ruota, il momento in cui ero indietro. Non c’è stato. La lancia di bronzo di quell’uomo si è fermata a mezz’aria come si ferma il braccio di uno che si è dimenticato cosa stava per fare. Io ero già oltre. È finita così, l’ho guardato cedere da lontano con una specie di imbarazzo.
Ho vinto in un modo che non mi appartiene.
Dopo è successo tutto quello che doveva. Lei è venuta via con me e le braccia le aveva davvero scure di sole. Avremo sei figli e saranno gente forte di cui si parlerà. E a me toccherà una tomba vicino al fiume, all’altare grande, quello dove passa più gente che in qualsiasi altro punto della terra. Ci verranno a portare roba per secoli.
Solo che io torno a quella notte quasi ogni notte.
E ogni volta è la stessa domanda. E non è «ho vinto?», perché quello si sa. È: chi ha vinto?
Uno che a tredici anni di distanza dal proprio nome ha avuto il fegato di scendere al mare da solo e chiamare. O uno che si è fatto pagare un vecchio favore.
Non lo saprò. Questa è la parte che nessuno dice, quando ti raccontano che uno è diventato grande: che lui, dentro, non lo sa. Gli altri lo sanno. Lui no.
E la ruvidezza sul mento, quella, intanto è diventata barba. E la barba adesso, in certi punti, è bianca.

