Capitolo 1 di 8
Devo chinarmi.
La sala è tenuta in penombra, perché la luce forte mangia la carta, e per vedere qualcosa devo avvicinare la faccia al vetro come si fa davanti alla vetrina di una gioielleria. O a una culla. Il movimento che voleva incendiare i musei sta qui dentro, al buio, e io per guardarlo devo rallentare, fermarmi, quasi trattenere il fiato.
C’è qualcosa di comico in questa faccenda, e non credo che l’abbia messo in conto nessuno. Il futurismo — motori, velocità, schiaffi al passato, noi vogliamo demolire i musei — conservato in un gabinetto di disegni e stampe a temperatura controllata, insieme ad altri trentanovemila fogli schedati uno per uno.
Il quadro finito è a New York. Due metri per tre, la gente ci passa davanti a migliaia ogni giorno, lo fotografa, va avanti. Questo che ho davanti è quello che è venuto prima: il pensiero, non l’opera. La cosa che nessuno doveva vedere.
Fuori è agosto.

